Pubblicato in: Teoria e tecnica della Psicoanalisi

15) Autolesionismo

PROSEGUE…

15)

Effetti collaterali.

Nei comportamenti autolesionistici propriamente detti (tatuarsi, inserire oggetti sotto pelle, bruciarsi) gli effetti collaterali connotati piacevolmente sono ascrivibili a tre ambiti.

Fisiologico.

La produzione di endorfina successiva alla pratica induce nel soggetto una sensazione corporea particolarmente piacevole che lo ricompensa del coraggio investito. Basta considerare che in alcuni casi le zone scelte sono quanto mai particolari. A questo si aggiunge l’oggettiva qualità antidepressiva di tale sostanza endogena.

Sociale.

La possibilità di far parte di un “oggetto contenitore”. L’approvazione gruppale proporzionata all’estremismo della scelta. Quindi leadership, accettazione, inclusione. Da non sottovalutare il piacere indotto dalla volontaria, in quanto ostentata, emarginazione sociale data dalle spiccate differenze comunicative estetiche.

Psichico.

È naturalmente la gratificazione più ambita ed è suddivisa su due piani. Il primo interessa il livello di malessere interiore percepito: grazie all’endorfina, dalle note proprietà antidepressive, diminuisce significativamente fino ad arrivare a derive megalomaniche (es.: la famosa frase “mi sento vivo…”) compensatrici di pulsioni di morte. Il secondo è puramente intrapsichico. Si perde nei meandri delle sfaccettature del masochismo. Il comportamento “attuato” è una punizione auto – inflittasi tesa a depotenziare i sensi di colpi dati da pulsioni aggressive. Queste, altrimenti indirizzate verso oggetti non pensabili (e qui ritorna il sadismo), e perdendosi in un limbo tra il conscio e l’inconscio, manifestano tutta la responsabilità percepita della propria inadeguatezza. È un contenuto psichico difficilmente valutabile quello che c’è dietro a tali pratiche: l’unico dato certo senza un’analisi del particolare è il passaggio coatto all’atto, la presenza di un oggetto persecutorio interno che viene fantasmaticamente proiettato fuori su oggetti ad hoc.

Interessanti sono anche le consuetudini sessuali adottate da tali soggetti sicuramente fuori dalla normalità: oltre ad intervenire, in alcuni casi, sui genitali o altre zone erogene, danno un quadro chiaro della confusione identitaria e di conseguenza sessuale, o viceversa (auto – punizione: sento la presenza di Edipo Re, solita aggiungerei). L’altro viene percepito come oggetto disintegrando ogni possibile relazione degna di questo nome dando il via a sperimentazioni perverse: nella sessualità dovrebbe trovare l’acme relazionale ma invero nella realtà l’annientamento.

Si instaura un circolo vizioso: al dolore fisico si ha una gratificazione fisica più una sociale (es.: compensa il coraggio delle parti anatomiche scelte, li fa accettare dal gruppo) più due psichiche: una data dal diminuito senso di colpa percepito (di pratiche masochistiche si stà parlando) e una dalla diminuzione di percezione della depressione di fondo data dalle qualità chimiche della sostanza entrata in circolo massicciamente. E si continua nel dominio della coazione a ripetere, nella permanenza dello stato dell’essere.

CONTINUA

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