Pubblicato in: Storie di psicoanalisi

02) La Signora senza destino

Ma li iniziarono i problemi. Veri.

Il marito le trovò lavoro dall’ambasciatore. Ma non era più il suo uomo: “… era diventato un libertino …” invece di occuparsi di lei e del bambino.

Non sapeva se l’aveva mai amato. Ma ormai voleva fare famiglia. Non ne aveva conosciuti altri. Il cuore non aveva mai battuto forte. Sembrava avesse dovuto. Non aveva la forza di poter immaginare una vita diversa da quella che aveva avuto. Figurarsi un destino diverso.

Tra altri pregi, era anche diventato violento con il passare degli anni.

La picchiava e picchiava il figlio quando non poteva sfogarsi completamente su di lei. La figlia divenne anoressica causa l’abbandono del padre. Indicativamente nell’ottantanove. Voleva provare a farsi una nuova vita, si sentiva ancora giovane diceva, l’ex marito.

Mi raccontò di aver vissuto un grande trauma alla separazione. “Così improvviso …” da lei descritto. Tentai di pensare qualcosa. Ma i risultati erano scarni. Dalla separazione del marito in poi tentò due volte il suicidio per assunzione di Tavor. La seconda volta assumendo cento pastiglie. Ma nuovamente con scarsi risultati.

Presi le pastiglie, mi misi a letto. E la mattina mia figlia mi trovò nel letto e chiamarono l’ambulanza … mi svegliai in ospedale però senza le flebo dell’altro ricovero. Poi andai a casa …” così, semplicemente. Era una storia con la quale avrei imparato a convivere.

Al termine.

Io: “La prossima volta se vuole, signora, parleremo un po’ più di lei …”

La signora sorpresa: “Ah si … e che dico? Ho finito”.

Ed Io: “Vedrà che verrà fuori dell’altro …”

Mi guardò tra il perplesso e il bisognoso.

Arrivederci”.

Arrivederci”.

Poco professionale, ma avevo sonno, sì. Facevo fatica a non sbadigliare. Avevo accorciato l’incontro a quarantacinque minuti. Ero coperto: asetticamente psicoanalitico. Minimo sindacale.

Incontrai il Dr.: “Tutto bene?”

Io: “Si …” cercando qualcosa di interessante da dire mentre mi stropicciavo gli occhi furtivamente.

Dr.: “Interessante vero?”

Io: “Si si!!”.

Sbadiglio.

Non capii cosa potesse esserci di interessante nel racconto stereotipato della signora. Individuai la causa inizialmente nella mia difficoltà penetrativa, nella mia incapacità di comprensione. Il torpore contro – transferale aveva avuto il sopravvento.

La stereotipia era importante, molto importante. Interessante per l’esattezza.

B) Venerdì 24 dicembre.

La malattia mentale

Come il diciassette.

Però in più aggiunse en passant…

Ma gliel’ho detto l’altra volta che non ho conosciuto mia madre e l’unico ricordo che ho di lei è una foto?”

Io: “No …”

E poi.

E che mia madre ha incominciato a sentirsi male dopo la nascita della sorellina minore che in realtà è una gemella di un fratellino nato morto?”

Io: “No …”

E ancora: “… e che in realtà era stata ricoverata, forse, in uno di quei posti dove va la gente esaurita, ed è morta, dicono di broncopolmonite?”

Io: “No … no …”

CONTINUA

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