04) Autolesionismo

 

Prosegue..

04) Clinicamente teorico.

Un breve antefatto mi è sembrato doveroso in quanto ritengo che sondare l’humus che nutre una patogenesi sia imprescindibile da un qualsiasi tipo di comprensione. In questo caso psicosociale. Non ho voluto affrontare volontariamente l’aspetto familiare in quanto credo meriti un superiore approfondimento, separato, vista la sua peculiare eterogeneità.

Perché un punto di vista psicosociale? Perchè è nel sociale che il tipo di autolesionismo in esame, naturalmente di matrice psichica, cerca la propria riconoscibilità essendo connotato da chiare manifestazioni esibizionistiche ed è qui che si incasella perfettamente nel suo scopo secondario. Da tenere in considerazione anche la caratteristica aggregativa tipica di tale condotte: sia che si tratti di autolesionismo fisico, di abuso di sostanze semplice o altro,  distinguerò due sovracategorie della scopo in autolesionismo identitario e autolesionismo annichilente a seconda delle finalità rituali.

Nell’autolesionismo identitario abbiamo la possibilità di isolare compiutamente caratteristiche qualitative dell’atto che che lo collocano, a partire da un agito nel reale, in un simbolo nello psichico e quindi utilizzabile in un percorso di comprensione.

Nell’autolesionismo annichilente possiamo invece distinguere come il comportamento agito sia una deviazione patologica del normale fluire libidico con un effetto autodistruttivo: la libido che non trova l’oggetto si trasforma in aggressività. Anche nella sua nuova veste l’energia libidica non riuscirà però ad essere collocata su di un oggetto utile: questo ulteriore fallimento nell’investimento è dovuto dalla enorme forza distruttiva a livello simbolico dell’energia trasformata, perchè originariamente inibita nella meta. Una sublimazione negativa che si autorivolge implosivamente al soggetto in una deriva masochistica.

Si intuisce comunque un sottile rumore di fondo comune: la ricerca di aiuto, un codice comunicativo per la parte dell’Eros, un messaggio, una ricerca della disintegrazione dalla parte del Thanatos. Malesseri gruppali: non che siano determinanti rispetto alla storia individuale, mi auguro non passi questo concetto, ma significativi in quanto spazio comune dove depositare le proprie frammentarie identità provenienti da storie diverse ma, in un ipotetico percorso piramidale, sfocianti nelle stesse condotte a livello statisticamente significativo e nella stessa attitudine mentale praticamente con tendenza all’uno. Il motivo dominante imprescindibile è individuabile nella qualità identitaria di questi soggetti: identità adolescenziali, non in senso temporale (naturalmente), connotate nell’oggettivazione di questa modalità di funzionamento. Permanente.

Potrà essere utile in tal senso adottare come termine di paragone dei riti iniziatici antropologicamente ancestrali all’interno di storiche organizzazioni societarie dandone una riassuntiva panoramica. Li definirò semplicemente, per comodità, momenti di aggregazione sociale dove si sancisce un passaggio generazionale tramite prove più o meno cruente, riconosciute dalla comunità di appartenenza. Il quid di tali iniziazioni è la funzione contenitiva e di attribuzione di responsabilità: c’è un passaggio netto di status dove si possono individuare, con modalità zero – uno, consegne di codici comportamentali. Nelle comunità prese in esempio è riscontrabile una caratteristica fondamentale: la presa in consegna del “nuovo adulto”. Verrà aiutato e sostenuto per poter meglio adempiere ai propri diritti doveri e formato tramite la pratica educativa dell’esempio: dall’integrazione sociale fino ad una interiorizzazione psichica completa degli oggetti sociali condivisi. Il supporto dato ha un’altra faccia della medaglia conosciuta e sempre condivisa: le severe sanzioni esercitabili nei casi di mancato adempimento alle mansioni assegnate. Lo scenario sommariamente rappresentato è un ingranaggio funzionale di un bisogno sociale filogeneticamente percepito e culturalmente espresso: la sopravvivenza della comunità. Utile sarà citare brevemente alcune delle regole societarie di un particolare sottotipo di comunità anche se evidentemente non ancestrale ma utile al nostro scopo: la Yakuza.

CONTINUA

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