01) Gelosia

La Gelosia.

Commento a “Frammenti di una metafora” dall’articolo “L’ascolto e la metafora”.

Il prof. Perrotti introduce in questo passo il concetto di gelosia unendolo a quello di metafora. Afferma: “Che la metafora abbia una grande importanza per la vita psichica in generale e per l’andamento di un’analisi terapeutica è una constatazione fatta da me nel corso di vari anni.”. Continua inserendo la gelosia: “Vi contribuì in un certo modo ‘l’esperimento sulla gelosia’. Anni fa cominciai a pensare che la mente soffre di dolore acuto, di noia, di ripetitività, quando è costretta a funzionare secondo un solo codice espressivo.”. Partirò da qui.

La gelosia, per l’appunto.

Il passaggio dell’articolo che prenderò in esame pone il problema della tecnica dell’interpretazione della gelosia: la finalità sarebbe quella di trovare una strategia tale che dal tecnicismo si sperimenti una consapevolezza interna del difficile vissuto della gelosia in modo di permettere una maggiore ampiezza alla sua pensabilità e dicibilità. In quella che dovrebbe trasformarsi in una ricerca di senso dentro di sé e successivamente in una interpretazione influenzata dall’emozioni del paziente, rielaborate, metaforizzate. Interpretate per l’appunto nel lavoro ultimo, quello di restituire una “testimonianza vivente”. Quindi un codice comunicativo “tecnico” sarebbe men che mai utile nella comunicazione con paziente “geloso”. Penso che questo derivi dalla natura primitiva della volontà di possesso geloso, che se vissuta, è molto lontana da una possibilità di razionalizzazione. Potrebbe tuttavia essere anche intesa, ma porterebbe il discorso ad un tale livello di razionalizzazione difensiva da mandare in stallo il rapporto terapeutico dato in quel momento.

Nel prosieguo dello scritto il Dott. Perrotti a titolo esemplificativo cita tre momenti della gelosia che lui individua in “quello del dubbio”, “quello dell’amore” e “quello del cupo dolore” che mi è parso anche utile contestualizzare temporalmente in un semplicissimo “prima, durante, dopo” e rinominare meno semplicemente come i momenti 1) “del desiderio”, 2) “dell’inglobamento”, 3) “della punizione”.

1) “Desiderio”:

di un oggetto, nel senso stretto, che possa dare forma al proprio vuoto. Non parlerei di riempimento, quanto di rimodellare il vuoto, come di riformulare il pensiero sempre e comunque in assenza di un contenuto psichico “tangibile”, in un’ombra cinese. Basti riflettere sui risultati nel reale delle forti gelosie che alla conquista dell’oggetto non placano le derive patologiche. Anzi. Subentra il sospetto paranoico, c’è una continua ricerca dello scontro delirante per tentare di riportare sempre a zero la pretesa di partecipazione vitale dell’altro alla relazione (richiederebbe uno spostamento libidico inaccettabile per il geloso). Anche fisicamente all’occorrenza. Inizialmente abbiamo il desiderio nel quale il soggetto viene oggettivato in un aurea divina. La creazione di tale oggetto perfetto e degno passa per una quantificazione del bilanciamento psichico che dovrà sostenere: l’angelo sarà più magnifico al bisogno di un inferno quanto più abominevole. Al momento dell’aggancio subentra il momento de

2) “L’inglobamento”:

 l’angelo viene messo in gabbia, gli vengono tagliate le ali, ma fuori da sé. Viene spolpato, ingoiato, digerito. E quindi espulso. La sua funzione era quella di irradiare un immagine di sé, in un narcisismo che non riesce a specchiarsi nella propria deformità, perfetta. Come dicevo il vuoto rimane tale, cambia la sua forma, per un lasso di tempo determinato, si abbellisce, condivide, pensa, ma in realtà è una manovra parassitaria. Qui avviene la caduta della prima maschera del geloso: quella che si nutre della fantasmatica immagine compensatrice creata nell’altro, sull’altro. Che soccomberà certamente vista l’impossibilità del confronto. Alla quale vorrà anche soccombere visto il particolare legame. Quindi inaridirà. Il geloso avrà un vuoto interiore e una mancanza di pensiero “belli” da mostrare finché potrà cibarsi dell’altro. Questo tipo di rapporto, patologico ed estremizzato per convenienza divulgativa, si reggerà su un periodico rifornimento di rassicurazioni narcisistiche all’altro. Altro fortemente bisognoso di un ritorno di immagine narcisistica molto forte: la fortissima gelosia viene razionalmente spiegata come il metro di un fortissimo amore. E solo in un legame tanto forte, tanto da mostrare la corda della patologia, si sente riconosciuto, e ancora, nutre il suo bisogno di essere speciale, copertura di una miserabile necessità di essere visti e tenuti a sé. Ma anche i legami gelosi per quanto collusivi prima o poi possono dissolversi. Come dicevo prima, al cadere della prima maschera.

Saremmo arrivati quindi al momento della…

CONTINUA…

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