12) Autolesionismo

PROSEGUE…

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Piercing e Scaring.

Ho trattato i tatuaggi data la loro estendibilità a altre pratiche simili. Per i piercing si valuterà il tipo e la zona corporea interessata: ma sicuramente saranno più semplici da indagare analiticamente considerato il più basso grado di investimento emotivo che comportano, anche se si possono fare dei distinguo quando le zone interessate sono sensibilmente erogene andando a ricordare le motivazioni ancestrali delle prime pratiche di perforazione corporea tese a stimolazioni sessuali o a messaggi erotici.

Per quanto riguarda lo scaring (comprendendo le diverse varianti) penso sia possibile inserirlo in una zona di confine tra gli atti autolesionistici identitari e gli atti autolesionistici annichilenti: possiede tratti esclusivi dell’impatto della loro espressione, sia degli uni che degli altri. È una pratica legata all’ostentazione e alla fissazione dell’emozione come il tatuaggio, con la differenza che, in questo caso, si cerca la distruzione dell’emozione, la sua rimozione. Inoltre è connotata di una violenta auto – aggressività ad altissimo impatto sociale: anche in questo tratto si discosta dalla categoria dei tatuaggi – piercing in quanto più accettati (sono più “visibili”: inteso come mentalizzazione). Tutto ciò farebbe supporre chi è il padrone di casa: il Thanatos. Ma sempre di un continuum stiamo trattando: in questo caso lo traccerei partendo appunto dal Thanatos verso l’Eros: dalle pratiche annichilenti fino a quelle identitarie. Ed è bene tenerlo a mente onde evitare strumentalizzazioni estremiste del concetto che invece va dosato e calibrato caso per caso.

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